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INVESTOR RELATIONS DI MONCLER

La piuma è per Moncler quanto di più importante. Sin dall’inizio della storia di Moncler infatti, la piuma è stata il cuore di ogni suo capospalla fino ad identificarsi progressivamente con il Marchio stesso.
Grazie alla lunga esperienza maturata e alla continua attività di ricerca e sviluppo, l’Azienda può oggi vantare un’expertise unica, sia con riguardo alla conoscenza della materia prima, che al processo manifatturiero del capo. Ai propri fornitori, Moncler richiede il rispetto dei più alti standard qualitativi, che nel corso degli anni hanno rappresentato e continuano a rappresentare un punto chiave di differenziazione del prodotto. Per l’Azienda però “qualità” è qualcosa di più: per Moncler è infatti fondamentale anche l’origine della piuma utilizzata e il rispetto dell’animal welfare, aspetti che, nel processo di acquisto della materia prima, sono tenuti in considerazione al pari della qualità.

La qualità tecnica della piuma Moncler è garantita da un articolato processo che assicura che solo il miglior piumino d’oca bianca venga impiegato per la realizzazione dei capi. Ogni lotto di piuma è sottoposto ad un duplice controllo che ne verifica la corrispondenza a 11 parametri, che afferiscono alla qualità (oltre che e ad aspetti di igiene e salute), definiti dalle più severe normative internazionali e dai restrittivi requisiti richiesti dall’Azienda:
prima tramite le sofisticate analisi di un ente indipendente accreditato e, successivamente, per mezzo di ulteriori test presso il laboratorio interno di Moncler, dove lavorano tecnici altamente specializzati nel campo della piuma. In linea con l’anno precedente, nel 2016 sono stati effettuati in totale circa 800 test.

Il contenuto di fiocco di piumino e il fill power sono i principali indicatori della qualità della piuma. I capi Moncler contengono almeno il 90% di fiocco di piumino e solo il 10% di piume/piumette. Questa alta percentuale di fiocco di piumino è garanzia di un elevato fill power ovvero della capacità della piuma di occupare volume: più elevato è il potere gonfiante, maggiori sono le performance in termini di leggerezza, capacità termica e proprietà isolanti. La piuma Moncler è dotata di un livello di fill power uguale o superiore a 710 (pollici cubi per 30 grammi di piumino) e si traduce in capi caldi, soffici e leggeri e capaci di offrire un comfort unico.

ANIMAL WELFARE E TRACCIABILITÀ

Con l’obiettivo di assicurare l’animal welfare, Moncler richiede e verifica che le sue filiere di approvvigionamento della piuma rispettino stringenti requisiti enunciati nel Protocollo DIST (Down Integrity System & Traceability). Il Protocollo, la cui applicazione è partita nel 2015, norma le modalità di allevamento e di rispetto dell’animale, la tracciabilità e la qualità tecnica della piuma. Moncler acquista solo piuma che ha ottenuto la certificazione DIST.

Tra i requisiti chiave che devono essere rispettati ad ogni livello della filiera, si evidenziano:

• la piuma deve essere ricavata esclusivamente da oche allevate e provenienti dalla filiera alimentare;

non è ammessa alcuna forma di spiumaggio degli animali vivi o di alimentazione forzata.

La filiera della piuma Moncler è particolarmente verticalizzata e include diverse tipologie di soggetti:

gli allevamenti di oche, i macelli dove gli animali vengono abbattuti per la produzione di carne e dove successivamente viene prelevata la piuma, le aziende che effettuano le fasi di lavaggio, pulizia, selezione e lavorazione della materia prima.Tutti i fornitori si devono attenere scrupolosamente ai requisiti previsti dal Protocollo, a garanzia della tracciabilità della materia prima, del rispetto dell’animale e della più alta qualità lungo tutta la filiera della piuma.

Il Protocollo è il risultato di un dialogo aperto e costruttivo alimentato da un multi-stakeholder forum, istituito nel 2014, che ha preso in considerazione le aspettative dei vari portatori di interesse e garantisce un approccio scientifico al tema del benessere degli animali e alla tracciabilità del prodotto.

Il forum, presieduto da un Professore ordinario presso il Dipartimento di Management dell’Università Ca’ Foscari

di Venezia con specifica conoscenza e competenza nelle tematiche di sostenibilità, è composto oltre che da personale Moncler, da esperti provenienti dal Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Milano, dall’Istituto Nazionale Polacco di zootecnia Koluda Wielka, da Compassion in World Farming, organizzazione non governativa che si occupa del benessere degli animali negli allevamenti, e da società di certificazione e consulenza (Bureau Veritas, Control Union, IDFL, KPMG).A novembre 2016 è stato organizzato il terzo multi-stakeholder forum durante il quale sono stati discussi nuovi aggiornamenti al documento per renderlo ancora più stringente; la nuova release del Protocollo è stata approvata ad inizio 2017.

Nel Protocollo il benessere animale è valutato secondo una prospettiva innovativa. Accanto all’approccio tradizionale che considera l’ambiente in cui vive l’animale (disponibilità di cibo e di acqua, spazio adeguato per il movimento ecc.) il DIST, in linea con gli ultimi orientamenti della Commissione Europea, valuta il benessere basandosi anche su un’attenta osservazione dell’animale attraverso le cosiddette Animal-Based Measure(ABM) 1.
Le ABM consentono una valutazione diretta dello stato dell’animale, ossia di come l’oca risponde ai diversi fattori dell’ambiente in cui vive (outcome approach). Gli indicatori Animal-Based utilizzati nel Protocollo DIST sono nove ed includono, tra gli altri, quelli volti all’identificazione di comportamenti o aspetti anomali come la plumofagia2, la presenza di ali dislocate o rotte, di irregolarità delle piume, di becco con colore irregolare.

Queste situazioni sono infatti associabili a contesti in cui il benessere dell’oca è compromesso a causa di diversi fattori, tra cui l’elevata densità di allevamento, una dieta inadeguata, l’assenza di accesso all’esterno oppure inappropriate modalità di gestione degli animali. Un altro indicatore importante e innovativo introdotto nel Protocollo è la valutazione della relazione uomo-animale attraverso la risposta ad un test specifico (HAR test, Estep and Hetts, 1992).
Moncler crede che, per incidere in modo significativo sul livello di benessere degli animali e mettere in atto un processo di miglioramento continuo, sia importante non imporre ma spiegare, condividere e coinvolgere i soggetti interessati ed impegnarsi in uno sforzo congiunto con una prospettiva di lungo termine. Nel corso del 2017, l’Azienda metterà a disposizione dei propri partner del materiale divulgativo a supporto della diffusione delle buone pratiche d’allevamento lungo la loro filiera.

Moncler è costantemente impegnata nel processo di verifica sul campo del rispetto del Protocollo. Al fine di garantire la massima imparzialità:

• gli audit sono commissionati direttamente da Moncler e non dal fornitore;

• l’attività di certificazione è stata affidata ad un ente terzo qualificato i cui auditor sono stati formati da veterinari e zootecnici del Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Milano;

• l’operato dell’ente certificatore è a sua volta soggetto alla verifica di un altro organismo di certificazione esterno accreditato.

NOTE

1Le Animal-Based Measure sono indicatori, rilevabili direttamente sull’animale, che valutano lo stato reale dell’animale stesso in relazione alla sua capacità di adattamento a specifici ambienti di allevamento. Tali misure comprendono indicatori fisiologici, patologici e comportamentali.

2 La plumofagia è un comportamento anormale nella specie avicola che consiste nel beccare le piume di un altro soggetto o strapparle con il becco.

Nel 2016 sono stati condotti 119 audit di terza parte, molti dei quali affiancati da personale Moncler e da esperti del Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Milano. Sebbene i fornitori avessero scelto le loro migliori filiere di approvvigionamento, alcuni allevamenti non hanno superato l’audit e sono stati quindi esclusi dalla filiera Moncler, mentre altri hanno dovuto mettere in atto azioni correttive prima di ottenere la certificazione. In nessuna farm sono stati riscontrati casi di spiumaggio di animali vivi o di alimentazione forzata.

Accanto agli audit dedicati al controllo del rispetto del Protocollo DIST sono state condotte verifiche relative al rispetto dei diritti umani e dei lavoratori che in alcuni casi hanno dato origine alla definizione di piani di miglioramento la cui implementazione verrà verificata con audit di follow-up.

Il secondo anno di audit ha permesso a Moncler di incrementare ulteriormente la conoscenza della propria catena di fornitura e delle pratiche connesse all’allevamento degli animali.

Le energie e le risorse investite hanno già portato risultati che sono ancora più apprezzabili in considerazione del fatto che la piuma è un sottoprodotto della filiera alimentare e non rappresenta quindi la fonte principale di profitto, data invece dalla produzione della carne. L’Azienda è altrettanto consapevole che non possa accontentarsi dei risultati ottenuti, ancorché significativi, e che sia suo dovere continuare ad impegnarsi per promuovere standard sempre più ambiziosi, accogliendo i costruttivi consigli o gli spunti di riflessione forniti dagli stakeholder.