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INVESTOR RELATIONS DI MONCLER

APPROVVIGIONAMENTO RESPONSABILE

In Moncler eccellenza significa qualità, stile ed eleganza, ma anche impegno a promuovere una catena di fornitura attenta e rispettosa dei diritti dei lavoratori, degli animali e dell’ambiente.

Il rapporto di Moncler con i propri fornitori va oltre la sfera commerciale. Esso include infatti la continua condivisione delle buone prassi, volte a garantire uno sviluppo responsabile e sostenibile del business, secondo i principi del Codice Etico del Gruppo che i partner sono contrattualmente obbligati a rispettare come da standard contrattuali di Moncler1.

Moncler crede nel valore delle relazioni stabili, basate sulla fiducia e sulla cooperazione e predilige rapporti di lungo termine con quei fornitori che garantiscono affidabilità nella performance produttiva e al tempo stesso condividono i valori del Gruppo.

Moncler verifica regolarmente il rispetto delle leggi applicabili e dei principi del Codice Etico da parte della propria filiera. Al fine di garantire la massima imparzialità, le verifiche vengono commissionate ad un ente terzo qualificato e con riconosciuta esperienza. Gli audit etico – sociali sono focalizzati sulla verifica dei diritti fondamentali dell’uomo e del lavoratore con particolare attenzione al lavoro forzato, lavoro minorile, libertà di associazione, orario di lavoro, salario minimo garantito e, non ultimi, aspetti di salute e sicurezza. Nel corso del 2016 sono stati svolti anche i primi audit ambientali e sulle acque di scarico, con un focus specifico sui fornitori con reparti produttivi interni.

Il perimetro di analisi ed i soggetti sottoposti ad audit – fornitori e subfornitori – sono selezionati dalla funzione Internal Audit in base ad un’analisi del rischio che prende in considerazione diversi fattori, tra cui l’entità economica degli ordini commissionati al fornitore, la tipologia di bene e servizio reso, la localizzazione geografica e altri parametri, come il numero di dipendenti e di stabilimenti e/o la presenza di subfornitori e la loro localizzazione geografica. L’esito degli audit precedentemente svolti rappresenta un altro importante driver di selezione.

Nel 2016 sono stati effettuati 55 audit socio-etico-ambientali (sia sui fornitori che sui subfornitori) a copertura del 31% del valore degli ordini complessivi di Moncler dell’anno, a cui si aggiungono ulteriori 119 audit sul benessere animale svolti sulla filiera della piuma (che coprono il 100% del valore della piuma acquistata nel 2016). Fermo restando l’atteggiamento di “tolleranza zero” verso violazioni gravi, per le quali il Gruppo si riserva il diritto di risolvere con effetto immediato il rapporto contrattuale, Moncler è impegnata ad accompagnare la propria filiera di fornitura in un percorso di consapevolezza e di miglioramento continuo, richiedendo l’implementazione di azioni correttive entro un termine ragionevole laddove se ne rilevasse la necessità. Al fine di verificare l’effettiva adozione delle misure correttive entro la scadenza condivisa, il Gruppo svolge degli audit di follow up.

Nel 2016 le principali aree di non conformità hanno riguardato prevalentemente alcuni aspetti relativi alla gestione dei rapporti di lavoro e alcuni aspetti di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro. In tutti casi in cui sono state riscontrate non conformità, Moncler ha concordato azioni correttive con i fornitori, le quali sono fatte oggetto di audit di follow-up. Durante gli audit svolti nel corso del 2016 non si è riscontrato nessun comportamento tale che abbia comportato la necessità della risoluzione della collaborazione in essere.

Proseguendo con quanto già realizzato, Moncler continuerà nel proprio impegno ad eseguire audit socio-etico-ambientali, puntando in particolare alla verifica totale nel corso del 2017 dei façonisti (del capospalla), nonché alla verifica di un campione significativo di fornitori appartenenti alle altre categorie merceologiche. A questo piano di verifiche si aggiunge il programma di certificazione della piuma secondo il Protocollo DIST che prevede la verifica dell’intera filiera della piuma.

Il 2016 ha rappresentato un’ulteriore tappa nella promozione di un comportamento responsabile tra i partner del Gruppo. Sono stati infatti formalizzati internamente e diffusi il Codice di Condotta dei Fornitori e le relative istruzioni operative, allo scopo di indirizzare in modo ancora più puntuale l’operato dei partner Moncler. Il Codice di Condotta dei Fornitori, che si ispira alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e alle principali convenzioni dell’ILO, contiene i requisiti obbligatori per poter instaurare o proseguire una collaborazione con Moncler. Il Codice di Condotta dei Fornitori illustra le aspettative di Moncler in relazione alle principali aree del processo “acquisti responsabili” ed è composto da sei sezioni che stabiliscono le disposizioni vincolanti relativamente a: Lavoro e Diritti Umani, Salute e Sicurezza, Ambiente, Salute e Benessere Animale, Sicurezza e Qualità dei prodotti e dei servizi ed Etica Aziendale. Entro i primi mesi del 2017 verrà svolta una formazione dedicata sul Codice di Condotta rivolta ai fornitori di Moncler, sia durante la convention organizzata presso la sede corporate di Trebaseleghe (Padova), sia tramite il nuovo portale fornitori in cui è stata istituita una sezione dedicata alla formazione on line. Moncler sta inoltre proseguendo il progetto volto all’aggiornamento del sistema di valutazione dei fornitori (vendor rating) con l’inserimento di nuovi indicatori tra cui anche aspetti di sostenibilità. Il progetto prevede che ad ogni indicatore venga attribuito un peso che contribuisca a stabilire la valutazione del singolo fornitore in base ai risultati raggiunti nelle diverse aree. Le macro-aree del vendor rating individuate sono:

• Rischio (rischio Paese, rischio finanziario, numero di subfornitori, ecc.);

• Servizio (capacità tecnologica, innovazione, puntualità di consegna, ecc.);

• Qualità (tasso di difettosità della produzione, lamentele sulla qualità segnalate al customer service, ecc.);

• Costi (competitività dei prezzi, costi logistici, ecc.);

• Etica (condizioni di lavoro, buone pratiche ambientali, rispetto dell’animal welfare, ecc.).

NOTE

1 Il 90% dei contratti signi cativi include il rispetto del Codice Etico del Gruppo.